Posted by: acosimosmind | April 2, 2012

Black

Click here for SOUNDTRACK

 

 

Quando ero ragazzino adoravo gli occhi azzurri e blu e verdi e strani.

Naturalmente li amo ancora, non sono demente. .____.

Però la questione è cambiata, ci sono novità. Sono belli, mi ci perdo a guardarli perché SONO BELLI. Così come posso guardare un bel corpo per lo stesso motivo, una bella bocca, un bel sorriso, dei bei capelli, un bel vestito, e via dicendo.

E se c’è una cosa bella, soprattutto su una donna, sono gli occhi chiari di quei colori da vampiri new wave: miele, nocciola chiaro, ghiaccio, verde chiarissimo. E sono sexy, senza dubbio.

Ma io invecchio e pretendo di più (Invecchio nel senso di cresco, non nel senso che mi sto dando del vecchio, per quello ci stanno già pensando allegramente i miei polmoni XD ).

La bellezza di per sé non mi basta più, mi ha totalmente seccato; è per questo che ho realizzato che oltre il bello c’è l’incanto. Occhi neri.

Gli occhi neri sono molto peggio e molto meglio di quelli chiari. Sono più “stupidi” in quanto non portatori di bellezza sfacciata, meno appariscenti, meno utili a chi vuole colpire, ma sono certamente più Grandi. Sono insondabili.

E’ una cosa un po’ da brivido, un po’ notturna, ma un paio di occhi scuri piantati addosso fanno più effetto di due vetrini colorati (per quanto riguarda me).

Il problema è che per attivare questo incantesimo bisogna avere davanti una persona intelligente che amplifichi con il proprio essere quella piccola magia iniziale.

._______________.

 

Che non accade spesso. Raramente… Quasi mai… Ok.

Quindi è naturale adattarsi a “preferire” gli occhi chiari in quanto almeno questi portano bellezza automatica, con eccezioni certo, piuttosto che dar peso a occhi invisibili.

Tutto questo solo per dire che alla bellezza sfacciata e, purtroppo, molte volte volgare, preferisco uno sguardo di una persona vissuta, magari condito con un commento arguto.

 

Detto questo, io mi godo i miei bellissimi occhi verdi… Forever Alone! XD XD XD

Posted by: acosimosmind | March 6, 2012

Hyperion Steel

Light and dragon.

SOUNDTRACK: CLICK IT NOW!

Anche dopo anni e anni sei brillante veleno…
Rimani fulgida ombra di cristallizzanti pensieri,
morte termica del tempo.
-
Quando cado e mi spezzo, appare il sorriso del drago che veglia.
E io ti odio. E tutto mi odia.
_
Sei sempre stata niente,
trappola per l’uomo costruita in cera e piume laccate di bianco.
Ma sotto il sole sei sostanza senza potere:
soltanto parvenza e poi ancora… niente.

Hyperion Steel

Posted by: acosimosmind | February 21, 2012

Masterpiece

SOUNDTRACK (click before reading).

La gente si aspetta sempre di avere 1000 possibilità bonus per fare la stronza + LA BELLA in cui tu ti metti lì e spieghi perché ti sei rotto e loro riusciranno a raggirarti come sempre, rabbonendoti in qualche modo.
Le persone, però, non capiscono che se tu 999 volte spieghi cosa odi e detesti negli altri e loro continuano a perseverare in quelle stesse cose, le scelte sono soltanto due: o sono delle stronze, buone da buttare nei rifiuti, o sono delle idiote, e quindi buone da buttare nei rifiuti.
Non esiste LA BELLA nella vita, bisogna scantarsi e prendersi la responsabilità di pagare per le proprie decisioni e i propri modi di essere.

Perseveri in un certo modo, e sai che io lo detesto? E’ una scelta. Prima o poi verrai ripagato in base a quello che TU hai deciso.
E se non te lo aspetti, è per caso colpa mia?
Cosa dovevo fare, ripeterlo solo per un’altra ennesima volta?
No.

Sei una persona che non mi piace e ti ripeto nell’arco del tempo che non mi piacciono i tuoi comportamenti, quello che pensi e come lo pensi? E tu non fai niente per cambiare di una virgola (che non è mica un obbligo: è la TUA vita)?
E’ forse colpa mia?
E per caso vorresti anche LA BELLA?
No.

E’ molto comoda portare le persone all’esasperazione, appena oltre il limite della loro sopportazione e poi accusarle di essere superficiali/vigliacche/stronze se non ce la fanno UN SECONDO DI PIU’ a sopportarvi.
Suvvia, fatevi un paio di domande anche voi, povere vittime di queste persone insensibili che non vi vengono a pulire col bavaglino dalla pappa! Non è che magari a forza di usare gli altri come più vi piace, vi siete dimenticati che non siete dei geni e che gli altri non sono tutti coglioni? Non è che, per caso, vi siete dimostrati brutte persone?
Se la risposta è no, non avete nulla da temere: l’intelligenza non fa parte di voi e non soffrirete mai pienamente dei vostri errori, ma sarete vuoti e inutili per il mondo tutto.
Se la risposta è sì, complimenti: potete ancora ritenervi persone degne di questo nome. MA non speriate che la comprensione significhi poter riprendere certi rapporti o rimediare a certe situazioni: la vita a volte è una dura maestra. Sappiate coglierne l’aspetto positivo per voi, se siete in grado, usatela per crescere e apprendere. E quando penserete “Che stronzo sono stato quella volta!” sorriderete perché saprete che eravate ancora stupidi e giovani e ingenui e del tutto stronzi!

E ricordate uno dei più grandi detti che esistono, una verità.

L’ora del coglione arriva per tutti.
Anche per voi.

Justice!

Posted by: acosimosmind | February 15, 2012

DUE

DUE.

 

Boobs for Dago: plz read!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Due chili, bene!

Abdul esitò con la mano tremante, doveva avere una gran fame.

Era sudato, puzzava di marcio, mi faceva schifo.  Io odiavo gli islamici, e lui una volta si chiamava Marco o Andrea: era uno dei convertiti. Dopo l’Alba Zero i primi a organizzarsi erano stati proprio gli immigrati. Un qualche Imam del cazzo aveva esordito con “la carne degli infedeli ci renderà invincibili” ed erano stati i primi a diventare cannibali. La Fede li aveva resi immuni al ribrezzo, li aveva resi forti. E i poveri coglioni come Abdul piuttosto che rischiare di essere mangiati si convertivano in massa e diventavano servitori e schiavi volontari degli africani e degli arabi. Ma erano così tanti che finivano quasi tutti come lui, scarti di tutte le società che morivano lentamente agli angoli delle strade.

-Abdul, voglio una pistola.

Puzzava troppo per stare bene, forse una cancrena da qualche parte.

-Eh… pistola…

Si leccò le labbra con la lingua gonfia e verde: si era messo a mangiarla adesso la merda. Andiamo bene, cazzo!

-Ti lascio tutto il cane. Ma voglio una pistola, e dei proiettili.

Riprese vita sussultando, come le marionette che c’erano nei Luna Park.

-Certo! Sì, sì può! Dammi cane, io porto pistola.

Mi si piegò la bocca dal disgusto per quell’Allah. Abdul aveva qualche conoscenza utile, forse, e la promessa di un pezzo di carne fresca apriva molte porte nascoste.

-Abdul io ti ammazzo se mi freghi, lo capisci?

Mi sembrava mezzo fuso nel cervello. Mi guardava, mi vedeva, ma non so cosa capisse davvero.

-Hai capito? Io. Ti. Ammazzo.

E indicai l’ascia. Lui piegò la testa come un animale in ascolto.

-No no, no frega. Porta pistola. Prima cane.

-No scemo. Prima pistola, poi cane. Va’!

Per uscire dalla sua cuccia maleodorante in quella strada senza nome di Nuova Mecca mi si accasciò contro. Gli diedi una ginocchiata nello stomaco e lo presi a calci. Non emise un suono, non si lamentò. Come se fosse al di là del dolore. Poi emise un verso strano e sentii una scarica elettrica lungo la spina dorsale.

Occazzo! Dio no!

-Abdul quando hai mangiato l’ultima volta?

Sentivo il sudore gelarmi sulla schiena, il quattro di agosto. Indietreggiai di un metro buono.

-Abdul, stronzo, quando hai mangiato?

Si contorceva rialzandosi, aveva gli spasmi come quelli del cucciolo.

-Cazzo, sei morso!

Si agitò, sbavava verde. Sollevai la mascherina senza pensarci.

-Io no morscio! No morscngh!

Un rumore secco, come un foglio di carta strappato; e il tanfo riempì la via: dal culo gli usciva merda e sangue e roba nera. Mi si lanciò contro fulmineo, le mani protese come artigli.

Qualcuno mi tirò indietro e caddi per terra, nella polvere e una forca infilzò Abdul contro il muro.

-Cazzo fai Elia? Sta indietro, è andato questo.

Era Patrizio, mi diede una gran pacca sulla spalla.

-Io- Io gli stavo parlando. Cioè non può essere….

-Eh lo so, fa impressione. Ti parlano e poi capisci che sono morti già da un pezzo.

E fece un cenno verso lo zombie che teneva saldamente ancorato alla parete.

-Hai culo che ero qui. Sei un po’ rincoglionito oggi eh? Zombie già da vivo? Ma che sfiga hai?

Altre persone risero, mi voltai meccanicamente: i Legionari di Cristo. Sono fottuto.

-Dobbiamo ammazzare anche te, lo capisci vero?- Urlò qualcuno.

Altre risa. Io mi pisciai un po’ addosso alzanodmi, ma in mezzo al casino che faceva Abdul con i suoi versi e all’odore non se ne accorse nessuno.

Patrizio passò il forcone a un tizio in armatura con un orecchino d’oro a forma di croce, uno alto, non me lo ricordavo. E gridò verso la massa di uomini in armatura.

-Hei stronzo! Lascialo perdere poveretto! Se te un mese fa a momenti ti fai mordere da una puttana!

Altre risa goliardiche.

-N-non mi ammazzate?

Patrizio mi strinse un braccio e mi fissò.

-Cazzo se non avessi visto la scena penserei che tu sia già morto. Porca troia ti vuoi ripigliare?!

Lo schiaffò fu improvviso: barcollai, incazzato nero.

-Ma sei stronzo?!

Patrizio rise forte insieme ai legionari.

-Ah ti sei ripigliato adesso, vedi?

Sputai per terra e mi massaggiai la guancia.

-Sì va beh. Sto bene.- guardai Abdul con odio. –E’ che mi ha sorpreso. E’ la prima volta che ne vedo uno cambiare sotto i miei occhi.

Mi si rivoltò lo stomaco.

-Ce ne sono anche qui in città?

Ma gli uomini iniziarono a pregare.

-Padre Nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome…

Patrizio si inginocchiò tirandomi giù con sé.

Iniziò a bisbigliare.

-Senti, sai perché sono entrato nei Legionari?

Non puzzava tanto neanche così vicino, era una cosa strana per un uomo di quei tempi.

-No, perché?

-Perché così mangio. E faccio casino. E non penso. E vivo una qualche vita.

Si fece un segno di croce e tirò fuori un rosario.

-Guardalo. Io non ci credevo neanche a Dio ai tempi di Alba Zero. Però avevo il rosario di mia madre in tasca. Mi sa che glielo strappai quando cercò di mangiarmi. Bene. Un giorno sono lì, in una cuccia come quella di Abdul, quasi morto di fame in una fogna di strada e mi si avvicina questo tipo. Alto, lunghi capelli biondi, in armatura. Pulito e lustro. E mi chiede se ho fame. E io che faccio?

-Che hai fatto?

-Mi sono messo a ridere.

-A ridere? Non dire stronzate!- Sbottai.

Si guardò intorno seccato, ma stavano tutti pregando e Abdul continuava a provare la sua nuova voce da morto di merda.

Gli dissi: “certo amico che ho fame, sto crepando qui.” Lui s’inginocchio e, cazzo, aveva una spada, capisci? Una spada vera. Mi accarezza i capelli e mi dice: “Vieni con me e non avrai più sete e non avrai più fame.” Poi scomparve. Era un fottuto angelo del Signore, ecco cos’era.

Lo guardai a occhi spalancati.

-Mi stai dicendo che-

-Ti sto dicendo che il tizio scomparve in una luce e poco dopo fui raccolto dai Legionari. Ed eccomi qui. E quello era un fottuto angelo che mi diceva cosa fare per mettere a posto la mia vita. E guardami!

E capii che non puzzava perché si era lavato di recente. Si era fatto la barba e mangiava e beveva come dovrebbero fare tutti, regolarmente.

Ci alzammo all’Amen. Patrizio si fece dare una tanica rossa da una ragazza in armatura mentre il tizio alto tagliò la testa a Abdul. Gli svuotò addosso tutta la benzina che c’era dentro recitando l’Eterno Riposo. Poi lo incendiarono: le fiamme erano verdi e sapevano di muffa oleosa. Ebbi conati per giorni al solo pensiero.

Arrivò un bambino, un corriere dei Legionari, urlando.

-Gli Allah stanno facendo casino in Piazza 2! Serve gente!

Spensero Abdul quando non c’era che un po’ di carne bruciata e partirono verso un’altra battaglia contro gli arabi e gli africani.

Patrizio mi si accostò.

-Vieni con noi. Entra nella Legione, pensaci Elia. Si sta bene e siamo al sicuro tra di noi. Pensaci, ok?

-Ci penserò.

Annuì serio e corse a raggiungere i suoi compagni. Si girò un’ultima volta e indicò la croce che aveva tatuata in fronte.

 

Posted by: acosimosmind | February 13, 2012

UNO

UNO.

Mi stavo appena svegliando e la mano era già stretta sull’ascia, i denti serrati e il cuore in tachicardia. Un attimo per riallinearmi col mondo e capire che il rumore veniva da fuori ed era solo pioggia sulla lamiera del tetto. E c’erano i tuoni. Una vera rottura di coglioni i tuoni: coprono tutti i rumori, come se non bastasse la pioggia; ti derubano completamente di uno dei cinque sensi.
-Che due palle!- Brontolai.
Mi rispose un grattare insistente alla porta.
Ecco, a volte sono un idiota. Ero coricato con gli occhi spalancati e pregavo: se non se ne fosse andato ci saremmo dovuti incontrare, prima o poi. Era inevitabile. Ma se stavo zitto magari altre cose lo avrebbero distratto, si sarebbe allontanato.
Contai fino a mille. Il grattare finì a duecentottanta, ma sarei stato un coglione a fidarmi. Scesi dalle assi di abete che mi facevano da letto e attraversai il container. Ero scalzo e fuori tuonava: non mi poteva sentire. Corsi fino all’ingresso brandendo l’accetta, con l’odore della lama di fianco alla faccia che mi pizzicava il naso.
Il grattare ricominciò.
Merda, merda, merda. Come cazzo mi ha sentito? Cercai uno spiraglio, la luce filtrava dai lati della copertura quindi era giorno, magari sarei riuscito a vedere qualcosa. Ecco, trovato un buco, all’angolo.
Porco dio. Certi pensieri non si controllano. Era un cucciolo. Un maledetto cucciolo di Akita pezzo di merda. Dio solo sa come aveva fatto a finire lì. Beh, sarebbe stato più pericoloso fuori, uggiolante e visibile, che dentro con me. Aprii un secondo e lo agguantai: era soffice e caldo. Vivo.
-Ma sei un cucciolino bello bellissimo!- gli sussurrai sorridendo. Ebbi un sussulto e arrivarono i singhiozzi, ai quali non ci si abitua mai. Lo presi, tenni lo sguardo fisso sulla parete e gli spaccai la testa per terra: non se n’era neanche accorto. Va tutto bene.
Quanto poteva essere, tolti il pelo e le ossa: 2 chili? Un piccolo tesoro: due chili di carne fresca. Se fossi riuscito a tornare anche questa volta, l’avrei scambiata per un’arma vera. L’ascia era utile per tante cose, ma se uno stronzo ti punta una pistola alla testa, dell’ascia chi se ne frega. Volevo anche io una pistola. La pistola per gli uomini, l’ascia per gli zombie.

2 kg Akita=gun.

Posted by: acosimosmind | February 5, 2012

Far Moon

Canzone splendida.

Mi rendo conto che studiare una cosa, soprattutto se conosciuta da pochi, di cui si interessano in pochi, capita da ancora meno, amata da ancora meno, non è facile. Più che altro non è facile condividerla, parlarne con qualcuno a cui vuoi bene.
Non fa certo colpo sulle ragazze. Mpf! L’altro giorno una ragazzina mi ha chiesto, lavorando io come segretario in una scuola di danza, se ballo (no), se canto (no), se suono (no). “No, scrivo e mi interesso di editing” le ho risposto. Mi ha guardato in silenzio. … Mi sono sentito vecchio. XD
Ho iniziato a studiare manuali di scrittura, articoli, siti, blog, seriamente, un po’ per passione e un po’ per farne un lavoro, sia lo scrivere che l’editor. Non esistono corsi di laurea per una roba simile, ma questi “metodi alternativi di studio” danno una potenza strutturale inimmaginabile per lo scrivere e il leggere. Quello che voglio dire è che in poco tempo ne capirò più io di narrativa di un laureato in lettere. Anzi, già adesso… Senza falsa modestia posso dire che è il mio campo. Mi piace imparare, mi piace DA MORIRE! ^__^ E ce n’è finché voglio.
Ma questo è solo lo spunto per un pensiero.
Spesso sento discorsi, argomentazioni, ragionamenti al limite del demenziale, un po’ sul lavoro, avendo a che fare con tanti tipi diversi di persone, un po’ nella vita privata. E faccio fatica. Tantissima, mai come ora. Io che mi faccio il problema di offendere un bambino che mi prende per il culo mentre lo sgrido, sono arrivato al punto di aver perso un po’ di… ingenuità chiamiamola, insomma: gentile sì, coglione no.
Tra le categorie più odiate, non presente sul lavoro grazie al cielo, le ragazzine/”donne” che fanno le alternative, queste ventenni/ trentenni insoddisfatte, insicure, che fanno le spirituali e le intellettuali, spesso di sinistra, ma ne ho viste anche di destra, che non sanno stare al mondo, che fanno le grandi a parole, ma alla fine sono le solite puttane. Perché diciamolo! Darla via, tesoro, è da puttane, ma non è l’unico modo per essere puttane. Si, puoi esserla anche con la cintura di castità. E’ una questione mentale, di coerenza verso sé stessi. Se ti poni in un certo modo a parole e poi ti giri di 180° rispetto alle tue decisioni con i fatti, come ti considererò, a meno che tu non abbia una valida argomentazione (Non c’è MAI, tranquilli^__^)? Esatto, una puttana. Forse non è corretto a livello tecnico di linguaggio, ma ci siamo capiti.
E, a scanso di equivoci maliziosi, quando parlo di coerenza non intendo che non sia possibile cambiare idea, ma se accade va argomentato, va spiegato il motivo e si deve capire. Se, però, il cambiamento è in negativo, non ha scuse. E se mi si dice che giudico, io rispondo che è vero. Che bisogna scantarsi nella vita ( lo dico anche a me stesso), che sarebbe ora di metterci qualcosa di PESANTE, che faccia da fondo alla leggerezza schifosa che c’è in giro. Non dico grandi cose, ma almeno un pensiero al di fuori della trinità MOVIDA-BASA-SCOPATA, qualcosa che ti lasci intuire che c’è una persona dietro quello sguardo, non una bambola gonfiabile con la duck face. XD Per carità, tutti sbagliamo e infatti ci colleghiamo subito all’altra categoria che non tollero…
Chi non sa chiedere scusa o ammettere di aver sbagliato. Io maneggio tanti soldi tutti i giorni, e chi ha un negozio o simili lo sa, a volte scappa l’errore con un cliente. Poi capitano le persone che cercano allegramente di incularti, di non pagarti e che cercano pure di farti sentire una merda. Bene, anche di fronte ai fatti, non solo sul lavoro, in generale, non ho MAI visto una persona chiedere scusa o ammettere semplicemente di essersi sbagliata. E’ molto più facile e giusto, in questa società di pezzi di merda, tentare di rivoltare la colpa su chi ha semplicemente ragione, tentando a denti stretti di farlo sembrare un coglione. Grazie, questo mi fa sentire meglio. Poi la gente mi dice che sono acido (IO!!) se manco un singolo sorriso o una singola risposta carina sulle CENTINAIA che do tutti i giorni.
La gente che già di base è incazzata/ acida/ stressata/ di fretta/ intrattabile/ ingestibile/ seccata/ depressa/ distrutta dalla vita: vaffanculo. Anche a voi. Siete degli stronzi. Sempre a parlare dei vostri problemi, delle vostre pare, delle vostre cose e mai, dico mai, che vi prendiate la briga di avere un minimo di empatia verso le persone che avete di fronte. Mi rivolgo soprattutto ai giovani perché hanno meno idea di cosa voglia dire mandare avanti una famiglia o avere problemi SERI per davvero, non mi sognerei mai di dirlo a una madre, vedo la mia e so quale sacrificio comporti. Ma, attenzione, considero mia madre una BUONA madre, per le coglione che non fanno un cazzo, vale lo stesso vaffanculo di poche righe fa.

Dite che sono meno malleabile di prima? Meno pronto a essere il coglione di turno? Avete perfettamente ragione. Ripeto il mio motto, perché ci credo davvero: gentile sì, coglione no.

Motivo ufficiale di questo post: ho tirato le 3:10 ascoltando le mie canzoni preferite e lamentandomi un po’.
Motivo ufficioso: sfogarsi per essere il perenne friendzoned delle donne. Se non è onestà questa… ^__^’’
Motivo surreale: aspettare che la Camomilla mi mandi in botta.
A scanso di equivoci, se sei arrivato fin qui ti ringrazio, e prendi con le pinze quello che dico in questo post. E’ anche vero che penso quello che scrivo, ma con meno insulti e molte più argomentazioni. ;)
Good night, travel well.

Posted by: acosimosmind | December 8, 2011

Eta Carinae

Li chiamano blog intimistici. Questo è uno di quelli. Noi non sappiamo perchè lo facciamo, se sia bisogno di attenzione, desiderio di autodeterminazione, voglia morbosa di far parte del reality che ci circonda, non sappiamo se esserne felici o meno, non vediamo di certo più in là del nostro naso, se ci attaccano spesso non sappiamo cosa rispondere. Pare che in Italia ci siano più scrittori che lettori, che siamo anche noi parte di tutto questo? Mercifichiamo le nostre intimità come volgari puttane? Siamo soli anche quando siamo circondati? Non sono forse queste domande retoriche? : )

Che siamo spinti dall’amore o dall’odio, che adoriamo scrivere o invece lo viviamo come una maledizione, noi scriviamo di noi stessi, narriamo le false verità in cui forgiamo la percezione di noi stessi… Devo ancora trovare qualcuno che scrivendo di sè stesso non tenti di migliorarsi un po’… No, neppure io ho tanto coraggio da evitarlo. Chi siamo noi che di notte scriviamo ascoltando La Luce dell’Est? Siamo innamorati, questo è un dato certo. Di chi o cosa non è che conti molto, ma abbiamo del bene dentro che vogliamo buttare fuori; bene che può anche farci soffrire, ma sempre buono è.

Spesso non sappiamo nemmeno che cosa scriviamo, o a chi ci rivolgiamo nè, per carità, il perchè. Se io dico che penso agli Azzurri delle Grandi Dorsali è solo qualche parola senza senso. Se dico che ogni tanto vedo la luce che si sprigiona da tutto ciò che esiste sarò sicuramente pazzo. Ma chi scrive con coscienza di farlo tanto normale non lo è mai. Sarà questa cosa qui l’intimismo. Scrivere cose che non importano a nessuno spacciandole per grandiose verità nascoste. Bah.  Non mi convince.

Alla fine ci piace scrivere, ci fa sentire bene anche solo nell’atto di per sè stesso, e poi avere quelle belle barrette con numeri a due cifre nel recount delle visite è appagante, poche balle. Ma c’è altro dietro. Segreti… che forse sembrano enormi anche per noi, o che magari non conosciamo. Io quando scrivo con la musica ho i brividi, sarà piacere erotico. Ma anche questa è banale come idea.

Io posso dire questo. A chi scrive e a chi legge eccetera, a tutti. Siamo tutti stronzi. Potremmo essere tutti santi. Siamo tutti uomini. Non c’è verità che tenga di fronte all’amore e di fronte al dolore, siamo fragili. E in certi momenti c’è una tale grandezza, tanta forza intorno che non è possibile non esserne affascinati. Se vedeste quello che vedo io, con i miei occhi, con i miei sensi e con il mio cuore, in materia e spirito insieme,  capireste perchè Dio c’è. Vorrei poterlo regalare: si chiama gioia.

Essa è senza fine, al di là del termine del tempo. La sua unità di misura è di molto superiore allo splendore delle ipergiganti azzurre.

 

Posted by: acosimosmind | November 28, 2011

Soon…

La vita a volte ci chiede di aspettare, a volte moltissimo, a volte ancora più tantissimo. E aspettiamo. A volte olter che aspettare ci chiede ci cambiare strada per chissà quanto. A volte ci vuole tempo per cambiare, ci sono fasi che durano anni. Beh io ne ho iniziata una che richiede una vita: essere uomo. Devo rinunciare ad alcune cose per crescere e lo faccio molto volentieri. Perchè per me crescere è tutto. : )

Quindi il progetto per cui dovevo lasciare questo blog è momentaneamente fermo. So i’m coming back… soon… very soon. ^__^

Leggete l’ultimo romanzo gay della Rice menter aspettate: Il vampiro di blackdick.. Blackwood… volevo dire Blackwood. :o

E se volete leggere Fantasy: ROTHFUSS.

E se volete guardare un film:  La vendetta dei Sith.

E se volete una canzone: Paradise dei Coldplay.

Se volete ridere andate ovviamente su http://9gag.com/

 

Posted by: acosimosmind | July 29, 2011

See you soon, maybe. XD

Ciao a tutti! Non siete tanti, ma siete  i miei costanti lettori, vi vedo. :D

Non pubblicherò niente di nuovo per un po’ di tempo.

I motivi sono semplici: il blog ha svolto il suo lavoro, mi ha servito bene. Mi sono divertito a crearlo, ad aggiornarlo, a viverlo, ma ho molto meno tempo per mandarlo avanti a causa di un progetto ben più grande, ambizioso e divertente che svelerò a tempo debito. ^__^

E poi stava prendendo una direzione eccessivamente intimistica, iniziava a essere pesante  o con messaggi troppo diretti a singoli amici che leggono. Non mi andava per niente bene!

Poi sto scrivendo altro e vi assicuro che preparare certi post, per quanto possano sembrare stupidi, richiede una discreta quantità di tempo che adesso, semplicemente, non ho. : )

Mi trovate comunque qui su Anobii (mi ci vorrà un po’ per aggiornarlo, adesso ci sono solo 50 libri, nessun commento, è proprio appena iniziato).

E con il nick di Koda su:

http://fantasy.gamberi.org/

http://www.steamfantasy.it/blog/

http://zweilawyer.com/

e gli altri blog e siti a partire da questi. ^__^

Il progetto che sto ideando richiederà molto tempo quotidiano e qualche mese di intensa preparazione. Poi si vedrà. Intanto vi saluto e vi ringrazio!

Cya!

Cosimo

Posted by: acosimosmind | July 4, 2011

Fantasy e Realismo 2: La Vendetta di Sam

Oggi parliamo di un personaggio fondamentale di qualsivoglia romanzo fantasy: la “spalla”o aiutante.

C’era una volta Frodo che era bello, per un hobbit, e intelligente e profondo, per un hobbit; poi c’era SamWISE Gamgee, il suo giardiniere, a volte dall’atteggiamento ritardato e un po’ molto goffo.

Il problema di Frodo è che è dichiaratamente gay: andiaaamo! Chi non ha mai fatto il parallelismo Gandalf-Frodo\ Dumbledore-Harry?

E il problema dei gay è che, come tutte le donne, sono immersi nei loro pensieri, testa tra le nuvole, profondi come gelidi laghi alla luce stellunare, fuori dal mondo, ecco.

Quindi Sam è la spalla perfetta. Lavora con le mani, che avete capito sporcaccioni? Cucina, fa da mulo da carico quando bisogna viaggiare. Ha il tasto on\off su CORAGGIO. E, alla fine, è solo a lui che dobbiamo l’happy ending del Signore degli Anelli.

Bando alle ciance! Ecco le caratteristiche assolutamente essenziali della Spalla Perfetta.

1 La Spalla Perfetta è PERFETTA.

2 La Spalla Perfetta (d’ora in poi SP) è immune alle paranoie annichilenti del protagonista.

3 La SP è un guerriero per un protagonista mago e mago per un protagonista guerriero. Non è possibile fare altrimenti: se l’autore prova a cambiare questo status quo muore.

4 QUATTRO

5 La SP è un è un portatore sano di Deus ex Machina.

6 La SP è la coscienza del protagonista.

7 La SP è la puttana emotiva del protagonista.

8 La SP deve essere dello stesso sesso del protagonista, se per caso infausto dovesse risultare del sesso opposto v. punto 9.

Punto 9 La SP di sesso opposto al protagonista ne sarà amante o avrà comunque un ruolo dichiaratamente sessuale nei confronti del protagonista. Se per ulteriore sfiga il protagonista è gay v. punto 10.

Punto 10 La SP dello stesso sesso di un protagonista gay non può esistere, se non in casi di storie con gli elfi. In questo caso è accettabile.

11 La SP rivelerà  doti nascoste\ tirerà fuori un oggetto Deus ex Machina nel momento, appunto, di un Deux ex Machina.

12 LA SP che non ha una classe ben definita sarà da intendersi come “possibile guerriero scarso” e, ove necessario, farà la differenza tra una sconfitta o la vittoria.

13 La SP multipla, cioè un caso in cui via sia un numero maggiore di SP, è un caso tipico degli amici che partono insieme intorno a un leader del gruppo. Sono a tutti gli effetti una squadra di footbal\basket americana della scuola. La loro intelligenza cumulativa ha un valore inferiore a QI 100. Misteriosamente, dovessero allontanari tra loro, svilupperebbero singolarmente Fortuna e QI over 9000.

14 La SP con desideri e fini personali non è contemplata.

15 La SP con desideri e fini personali fa parte di un libro che sarà bruciato in Farenheit 451.

16 La SP ha le tasche di Eta Beta se è maschile; la borsa di Mary Poppins se è femminile. In caso di sessualità sinistra la scelta è dell’autore.

17 La SP negra morirà entro le prime 100 pagine\ sarà il primo personaggio del party a morire.

18 La SP di razza elfica di un protagonista di razza diversa è il frutto di una personalità masochistica dell’autore. Deve farsi curare.

 

La Spalla, come qualunque personaggio di supporto, è quella che dà profondità alla storia e ne amplia le prospettive.

ABBIATE CURA DEI VOSTRI PERSONAGGI!

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