DUE.

Boobs for Dago: plz read!
- Due chili, bene!
Abdul esitò con la mano tremante, doveva avere una gran fame.
Era sudato, puzzava di marcio, mi faceva schifo. Io odiavo gli islamici, e lui una volta si chiamava Marco o Andrea: era uno dei convertiti. Dopo l’Alba Zero i primi a organizzarsi erano stati proprio gli immigrati. Un qualche Imam del cazzo aveva esordito con “la carne degli infedeli ci renderà invincibili” ed erano stati i primi a diventare cannibali. La Fede li aveva resi immuni al ribrezzo, li aveva resi forti. E i poveri coglioni come Abdul piuttosto che rischiare di essere mangiati si convertivano in massa e diventavano servitori e schiavi volontari degli africani e degli arabi. Ma erano così tanti che finivano quasi tutti come lui, scarti di tutte le società che morivano lentamente agli angoli delle strade.
-Abdul, voglio una pistola.
Puzzava troppo per stare bene, forse una cancrena da qualche parte.
-Eh… pistola…
Si leccò le labbra con la lingua gonfia e verde: si era messo a mangiarla adesso la merda. Andiamo bene, cazzo!
-Ti lascio tutto il cane. Ma voglio una pistola, e dei proiettili.
Riprese vita sussultando, come le marionette che c’erano nei Luna Park.
-Certo! Sì, sì può! Dammi cane, io porto pistola.
Mi si piegò la bocca dal disgusto per quell’Allah. Abdul aveva qualche conoscenza utile, forse, e la promessa di un pezzo di carne fresca apriva molte porte nascoste.
-Abdul io ti ammazzo se mi freghi, lo capisci?
Mi sembrava mezzo fuso nel cervello. Mi guardava, mi vedeva, ma non so cosa capisse davvero.
-Hai capito? Io. Ti. Ammazzo.
E indicai l’ascia. Lui piegò la testa come un animale in ascolto.
-No no, no frega. Porta pistola. Prima cane.
-No scemo. Prima pistola, poi cane. Va’!
Per uscire dalla sua cuccia maleodorante in quella strada senza nome di Nuova Mecca mi si accasciò contro. Gli diedi una ginocchiata nello stomaco e lo presi a calci. Non emise un suono, non si lamentò. Come se fosse al di là del dolore. Poi emise un verso strano e sentii una scarica elettrica lungo la spina dorsale.
Occazzo! Dio no!
-Abdul quando hai mangiato l’ultima volta?
Sentivo il sudore gelarmi sulla schiena, il quattro di agosto. Indietreggiai di un metro buono.
-Abdul, stronzo, quando hai mangiato?
Si contorceva rialzandosi, aveva gli spasmi come quelli del cucciolo.
-Cazzo, sei morso!
Si agitò, sbavava verde. Sollevai la mascherina senza pensarci.
-Io no morscio! No morscngh!
Un rumore secco, come un foglio di carta strappato; e il tanfo riempì la via: dal culo gli usciva merda e sangue e roba nera. Mi si lanciò contro fulmineo, le mani protese come artigli.
Qualcuno mi tirò indietro e caddi per terra, nella polvere e una forca infilzò Abdul contro il muro.
-Cazzo fai Elia? Sta indietro, è andato questo.
Era Patrizio, mi diede una gran pacca sulla spalla.
-Io- Io gli stavo parlando. Cioè non può essere….
-Eh lo so, fa impressione. Ti parlano e poi capisci che sono morti già da un pezzo.
E fece un cenno verso lo zombie che teneva saldamente ancorato alla parete.
-Hai culo che ero qui. Sei un po’ rincoglionito oggi eh? Zombie già da vivo? Ma che sfiga hai?
Altre persone risero, mi voltai meccanicamente: i Legionari di Cristo. Sono fottuto.
-Dobbiamo ammazzare anche te, lo capisci vero?- Urlò qualcuno.
Altre risa. Io mi pisciai un po’ addosso alzanodmi, ma in mezzo al casino che faceva Abdul con i suoi versi e all’odore non se ne accorse nessuno.
Patrizio passò il forcone a un tizio in armatura con un orecchino d’oro a forma di croce, uno alto, non me lo ricordavo. E gridò verso la massa di uomini in armatura.
-Hei stronzo! Lascialo perdere poveretto! Se te un mese fa a momenti ti fai mordere da una puttana!
Altre risa goliardiche.
-N-non mi ammazzate?
Patrizio mi strinse un braccio e mi fissò.
-Cazzo se non avessi visto la scena penserei che tu sia già morto. Porca troia ti vuoi ripigliare?!
Lo schiaffò fu improvviso: barcollai, incazzato nero.
-Ma sei stronzo?!
Patrizio rise forte insieme ai legionari.
-Ah ti sei ripigliato adesso, vedi?
Sputai per terra e mi massaggiai la guancia.
-Sì va beh. Sto bene.- guardai Abdul con odio. –E’ che mi ha sorpreso. E’ la prima volta che ne vedo uno cambiare sotto i miei occhi.
Mi si rivoltò lo stomaco.
-Ce ne sono anche qui in città?
Ma gli uomini iniziarono a pregare.
-Padre Nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome…
Patrizio si inginocchiò tirandomi giù con sé.
Iniziò a bisbigliare.
-Senti, sai perché sono entrato nei Legionari?
Non puzzava tanto neanche così vicino, era una cosa strana per un uomo di quei tempi.
-No, perché?
-Perché così mangio. E faccio casino. E non penso. E vivo una qualche vita.
Si fece un segno di croce e tirò fuori un rosario.
-Guardalo. Io non ci credevo neanche a Dio ai tempi di Alba Zero. Però avevo il rosario di mia madre in tasca. Mi sa che glielo strappai quando cercò di mangiarmi. Bene. Un giorno sono lì, in una cuccia come quella di Abdul, quasi morto di fame in una fogna di strada e mi si avvicina questo tipo. Alto, lunghi capelli biondi, in armatura. Pulito e lustro. E mi chiede se ho fame. E io che faccio?
-Che hai fatto?
-Mi sono messo a ridere.
-A ridere? Non dire stronzate!- Sbottai.
Si guardò intorno seccato, ma stavano tutti pregando e Abdul continuava a provare la sua nuova voce da morto di merda.
Gli dissi: “certo amico che ho fame, sto crepando qui.” Lui s’inginocchio e, cazzo, aveva una spada, capisci? Una spada vera. Mi accarezza i capelli e mi dice: “Vieni con me e non avrai più sete e non avrai più fame.” Poi scomparve. Era un fottuto angelo del Signore, ecco cos’era.
Lo guardai a occhi spalancati.
-Mi stai dicendo che-
-Ti sto dicendo che il tizio scomparve in una luce e poco dopo fui raccolto dai Legionari. Ed eccomi qui. E quello era un fottuto angelo che mi diceva cosa fare per mettere a posto la mia vita. E guardami!
E capii che non puzzava perché si era lavato di recente. Si era fatto la barba e mangiava e beveva come dovrebbero fare tutti, regolarmente.
Ci alzammo all’Amen. Patrizio si fece dare una tanica rossa da una ragazza in armatura mentre il tizio alto tagliò la testa a Abdul. Gli svuotò addosso tutta la benzina che c’era dentro recitando l’Eterno Riposo. Poi lo incendiarono: le fiamme erano verdi e sapevano di muffa oleosa. Ebbi conati per giorni al solo pensiero.
Arrivò un bambino, un corriere dei Legionari, urlando.
-Gli Allah stanno facendo casino in Piazza 2! Serve gente!
Spensero Abdul quando non c’era che un po’ di carne bruciata e partirono verso un’altra battaglia contro gli arabi e gli africani.
Patrizio mi si accostò.
-Vieni con noi. Entra nella Legione, pensaci Elia. Si sta bene e siamo al sicuro tra di noi. Pensaci, ok?
-Ci penserò.
Annuì serio e corse a raggiungere i suoi compagni. Si girò un’ultima volta e indicò la croce che aveva tatuata in fronte.